Le licenze Creative Commons declinate all’italiana

Pubblicato il 11/04/2007 · Pubblicato in copyright, innovazione, internet, proprietà intellettuale

A chi non conoscesse Creative Commons e il mondo della doppia C basti osservare come in rete si stia moltiplicando il materiale frutto della creatività di qualche internauta (musica, testi, fotografie, video) marchiato con la doppia C di Creative Commons e messo a disposizione di chi naviga.

La doppia C non indica che “tutti i diritti sono riservati” come spesso si specifica a fianco della tradizionale c cerchiata di copyright, ma neppure significa che si può fare dell’opera caricata in rete quel che si vuole. Chi sceglie Creative Commons decide di dare al frutto della propria creazione un particolare regime di circolazione, scegliendo uno dei simboli CC che indica la licenza scelta per la propria opera.

Si può decidere di far circolare liberamente la propria opera, a condizione che l’uso che se ne farà non abbia fini di lucro oppure a condizione che sia indicato il nome dell’autore o ancora che l’opera non venga modificata e rielaborata, e così via.

Recentemente i delegati italiani di Creative Commons hanno adeguato le licenze con la doppia C, di matrice statunitense, al nostro sistema giuridico di protezione del diritto d’autore.

Così, nelle licenze CC italiane, hanno fatto la loro comparsa anche i diritti morali d’autore. Ciò significa che chi è un creativo e vuole tutelare il proprio diritto a creare, sa che il proprio diritto ad essere riconosciuto autore, ad essere mantenuta integra la propria opera, in poche parole i propri diritti morali d’autore resteranno in capo a lui definitivamente, anche una volta lasciata libera la propria opera di circolare in rete con una licenza Creative Commons.